VAI A: 00:05 AIDS Mary

Con il diffondersi dell’AIDS, si diffonde anche la storia di una donna misteriosa che trasmette il male ad altri. Il passaparola ha portato la leggenda un po’ ovunque, con poche insignificanti variazioni nei particolari.

Un uomo divorziato da poco è andato in un bar per singles dove ha conosciuto una donna molto bella. I due hanno fatto amicizia e sono andati in casa di lui, dove hanno fatto l’amore tutta la notte. Quando l’uomo si è risvegliato la mattina dopo, la donna se n’è andata. Lui è entrato nel bagno, e ha guardato lo specchio. Là, scarabocchiato con il rossetto, c’era il messaggio: “Benvenuto nel mondo dell’AIDS”.

Quasi tutti i racconti hanno luogo al pub, al bar, al night o in discoteca, classici luoghi di “perdizione” del folklore contemporaneo. In altri, casi, molto rari, la protagonista femminile funge da elemento chiave di un rito di passaggio all’età adulta. La storia è basata sulla rabbia che la donna avrebbe provato dopo essere stata contagiata da un amante precedente e sulla sua determinazione di trasmettere la malattia a tutti coloro che fosse riuscita a sedurre. Il fatto, però, che questa sia una leggenda, non significa che ci siano casi di malati di AIDS che consapevolmente hanno diffuso il contagio. “Nei casi realmente avvenuti finora – scrive Brunvand – si è trattato sempre di uomini, ed è dunque interessante che nella leggenda la protagonista sia invece invariabilmente una donna. Negli Stati Uniti l’AIDS colpì inizialmente per lo più omosessuali e tossicodipendenti. Ma in un secondo momento la comunità medica e i media espressero una preoccupazione crescente sul fatto che la malattia cominciasse a diffondersi presso il resto della popolazione tramite contatti eterosessuali. La donna misteriosa può incarnare questa nuova preoccupazione sul killer invisibile; la leggenda di Aids Mary rappresenta la paura dell’AIDS per tutti. Il giornalista Dan Sheridan del Chicago Sun-Times ha soprannominato la donna di queste storie Aids Mary perché gli ricordava il famoso personaggio realmente vissuto di Typhoid Mary. La storica Typhoid Mary era Mary Mallon, una cuoca americana di origine irlandese che ha trasmesso il tifo a più di cinquanta persone lavorando a New York nei primi anni del Novecento. A quanto pare, la donna sapeva di avere la malattia ed era riuscita a eludere la polizia per otto anni, fino a quando venne arrestata nel 1915. Esiste forse anche un prototipo più antico di Aids Mary. In una novella intitolata Il letto numero 29, scritta nel 1884, lo scrittore Guy de Maupassant (1850-1893) parlava di una donna che aveva deliberatamente diffuso la sifilide presso le forze nemiche. È possibile, tra l’altro, che Maupassant si sia lui stesso basato su una leggenda del tempo.” La popolarità della leggenda è alimentata da timori sulla crescente diffusione della malattia, e in particolare circa le possibilità di contagio deliberato. In ogni caso essa esagera di gran lunga questi timori, dato che è molto improbabile contrarre il virus HIV con un solo rapporto eterosessuale.

Di questa storia si è occupato anche un noto sociologo americano, Gary Alan Fine, il quale dice: “la leggenda riflette i timori della gente nei confronti dei contatti sessuali occasionali, aggiungendo che la storia potrebbe avere come soggetto non solo l’AIDS, ma anche una violenza sessuale. Per le donne che lo raccontano la storia può rappresentare una sottile vendetta contro gli uomini; il maschio della storia viene ridotto a uno stato di impotenza e di potenziale contaminazione dalla donna, proprio come la vittima di una violenza si sente sminuita dal suo aggressore. In questo modo, l’uomo entra a far parte della famiglia o del club delle vittime quando contrae l’AIDS. A loro volta gli uomini che raccontano l’episodio rivelano forse una paranoia collettiva nei confronti delle donne. Dal messaggio scarlatto scarabocchiato sul vetro (Da notare come la simbologia dello specchio, elemento della scoperta del sé, si fa qui elemento chiave per la comprensione della storia. N.d.A.) la vittima apprende di non avere mai avuto un vero controllo sulla donna che credeva di avere sedotto. Ma per entrambi i sessi l’amara verità è che tutti noi viviamo nel mondo dell’Aids; così la leggenda di Aids Mary, anche se non riguarda persone vere, tocca tutti noi.”.

Fra le tante notizie di “untori”, veri o presunti, che hanno affollato la stampa in tutti questi anni, meritano menzione un paio di episodi che evidenziano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come l’Aids non sia solo una malattia dalle conseguenze terribili, ma incubo sociale che ha favorito la diffusione di un’intera produzione mitico-leggendaria, che trova tra l’altro riscontro in numerosi antecedenti storici. Sul numero di settembre del 1991, la rivista americana Ebony pubblicò una lettera firmata “C.J.”, attribuita a una donna di Dallas, Texas, la quale confessava che dopo aver contratto l’Aids aveva preso ad adescare sistematicamente uomini nei night-clubs, in maniera da trasmettere loro il terribile virus. La cosa provocò una raffica di commenti a Dallas e dintorni, e Willis Johnson, animatore di un talk-show radiofonico in una emittente locale, lanciò un appello affinché la donna lo contattasse. “C.J.” accettò di partecipare telefonicamente alla puntata del 4 settembre, durante la quale descrisse il tempo trascorso nei night-clubs della zona di Dallas-Forth Worth, circuendo uomini (sposati e non) e avendo con loro rapporti sessuali senza alcuna precauzione.

La notizia giunse anche in Italia e rimbalzo sulle pagine dei maggiori quotidiani. Il 1° ottobre 1991 La Stampa la pubblica in prima pagina col titolo “Uomini, vi trasmetterò l’Aids”. La vendetta della vedova nera terrorizza Dallas. In un servizio di Massimo Cavallini L’Unità gli dedica cinque colonne. Lo stesso fa La Repubblica con una corrispondenza di Arturo Zampiglione dal titolo “Ecco la vendicatrice del sesso. Adesca gli uomini per contagiarli d’Aids”. Nessuno sapeva che faccia avesse e come si chiamasse veramente, ma un “identikit” iniziò a circolare. Secondo L’Unità aveva “tra i ventisette e i trent’anni, la pelle nera-chiara ed i capelli ondulati”. La Stampa la descrive come una donna di “meno di 30 anni, nera, molto piacente, capelli lisci, un metro e 63, sessanta chili circa”. È invece “mulatta, ventenne, dai grandi occhi e dalla sessualità dirompente” per La Repubblica. Verso la fine di ottobre, colpo di scena, la polizia fu in grado di provare che l’autrice della lettera ad Ebony e l’ospite del talk-show radiofonico (due donne differenti) avevano entrambe giocato un brutto scherzo.

Trascorrono un paio di mesi e un’altra notizia sconcertante fa la sua comparsa sui giornali di tutto il mondo. In Italia viene ripresa da La Repubblica. Una modella sudcoreana di venticinque anni, identificata soltanto con il nome di Kim, scopertasi sieropositiva, avrebbe infettato per vendetta quaranta personalità del mondo del suo Paese, compreso un ministro e alcuni deputati, prima di suicidarsi. Ma già il giorno dopo, l’articolo viene dichiarato un falso. Il giornalista che aveva fornito il diario della “bella Kim” da cui era stato ricavato il servizio ammise che la modella-attrice non era mai esistita.

VAI A: 00:05 I seni esplosivi

Al termine di un volo una passeggera sui trent’anni, graziosa, se ne stava come impietrita al suo posto, senza alzarsi. Preoccupata, una giovane hostess le si avvicina e nota due macchie rosse all’altezza dei seni appuntiti della viaggiatrice. Subito si spaventa e chiama i soccorsi. La ragazza comincia a balbettare, fatto che rincuora la hostess che l’aveva ormai data per spacciata. A causa della pressurizzazione della cabina, le protesi al silicone che la tipa si era fatta impiantare per arrotondare le sue forme asciutte erano letteralmente esplosi.

Un punto di forza delle attuali leggende risiede nella nostra propensione a credervi semplicemente perché ci sembrano verosimili, e questo accade soprattutto quando gli argomenti a cui fanno riferimento riguardano campi del sapere in cui siamo particolarmente ignoranti. La Dottoressa Garofano, specialista di chirurgia estetica e di plastica ricostruttiva dell’Università di Roma, contattata da Clara Sala, nel corso della stesura della sua tesi di laurea sulle “voci” e le leggende metropolitane, ha assicurato l’impossibilità di un tale incidente, che non potrebbe essere provocato dalla pressione, né da altre cause esterne. Eppure la storia circola. Protagonista è di solito una avvenente signora. L’aereo decolla, prende quota. Poi, d’improvviso, c’è uno sbalzo di pressione o un vuoto d’aria, e il seno rifatto esplode. La leggenda delinea un ben chiaro messaggio moralista: maggiore prudenza, ma anche una sorta di rivincita nei confronti di chi può permettersi, per sfizio e per denaro, un aspetto più provocante. La fiducia in una nuova tecnica viene minata e la civetteria punita. Inoltre, come ha avuto modo di evidenziare il sociologo francese Jean-Bruno Renard, anche il motivo dell’esplosione ha un proprio significato simbolico: le novità sono pericolose come le sostanze esplosive, ed è meglio non manipolarle.

Una piccola curiosità tutta italiana.Questa leggenda fu usata da un noto personaggio televisivo italiano per cercare un pò di popolarità. Correva l’anno 1997 e Carmen di Pietro era su di un aereo diretto a Madrid quando improvvisamente un rumore incredibile ha attirato l’attenzione di tutti. Cos’era stato? La protesi del suo seno sinistro era esplosa. Questo episodio divenne in pochissimo tempo virale. Si scoprì più tardi che si era trattata di una farsa. Ancora oggi molti pensano che questa storia sia vera.

VAI A: 00:05 La moglie e il meccanico

Una donna piacente e indaffarata torna a casa dopo aver fatto la spesa. Si chiede se suo marito abbia deciso di dare un’occhiata finalmente alla macchina, che dava qualche problemino. Osserva con piacere che è già intervenuto ed è steso sotto il motore della macchina a gambe divaricate per riparare il misterioso guasto. Decide così di dargli un incentivo a riparare bene l’auto, e così, con tocco delicato e sussurrando paroline dolci, dà una sistematina agli attributi che le sono familiari. Quando entra in casa, trova il marito sul divano intento a leggere; quasi sviene per la sorpresa. Lì in garage c'è steso un meccanico chiamato dal marito. La signora non svela la gaffe. Nessuno saprà mai che il poveretto al tocco imprevisto istintivamente ha cercato di alzarsi e ha sbattuto la testa contro il motore.

Ancora una gaffe sulla vita di coppia, con una meccanica molto simile a il cane suicida. I meccanismi usati qui sono quelli ben usati (e svelati) anche nel mondo delle barzellette. Sono il dar per scontate le cose e situazioni, e il nostro agire affrettato che ci procurano guai. Ci fanno commettere brutte figure e gaffes.

VAI A: 00:05 Prestazioni da Super Eroe

E’ notte fonda. "Aiuto, sono in trappola!" Si sente gridare da una camera d’albergo. Le grida svegliano i vicini di camera, e intervengono anche i portieri dell’hotel. Nessuno dei presenti avrebbe previsto la scena che si sarebbe presentata a loro di lì a poco. Sfondano la porta, e trovano la moglie legata al letto e imbavagliata, completamente nuda. E suo marito svenuto sul pavimento di fianco al letto, con indosso un costume da Uomo Ragno. Pare che per uno strano gioco erotico fosse salito sull’armadio, e poi abbia tentato di lanciarsi sul letto per liberare la bella prigioniera. Nella traiettoria tra l’armadio e il letto ha però incrociato un ventilatore a pale. Acceso. E facendosi molto male.

Ennesimo incidente che deriva dalla vita di coppia. Stavolta il bersaglio sono le fantasie erotiche, spesso così strane e assurde secondo i “tradizionalisti”. La leggenda è famosa un po’ ovunque in occidente, le uniche differenze riguardano il luogo (spesso è un albergo, ma anche un appartamento) e il costume (Uomo Ragno, Bat Man, Super Man, etc.) che comunque rappresenta sempre un super eroe. E proprio qui sta il nocciolo della questione. La vita normale è monotona, è noiosa, e anche la vita amorosa. Ci vuole qualcosa di nuovo. Ci vorrebbe un super eroe. Ed ecco intervenire l’uomo intraprendente ma un po’ pasticcione, che gioca a salvare la bella moglie dalla monotonia e dall’abitudinarietà, ma non è pratico di questo mondo diverso, e così si fa male. La leggenda suona ammonitrice ma non troppo. E’ come se ci volesse dire: “Cercate di cambiare, di rinnovarvi, di fare qualcosa di diverso e di un po’ pazzo. Ma attenzione a non esagerare, potrebbe rivelarsi dannoso”. Parole Sante.

VAI A: 00:05 Prostituta Patentata

Una turista a Città del Messico con suo marito, lo sta aspettando all’angolo di una strada. "Ci vuole seguire, signora?" I due agenti non hanno dubbi, si tratta di una prostituta. La signora purtroppo non ha con sé i documenti che ha lasciato all’albergo e le difficoltà con la lingua non fanno che ingigantire l’equivoco. La donna viene caricata suo malgrado sulla macchina della polizia e condotta al commissariato. Passa qualche ora e il marito, non poco preoccupato, la ritrova finalmente negli uffici della polizia e chiarisce l’equivoco ottenendo le scuse del commissario. Il poliziotto, tuttavia, fa notare al suo superiore che un rapporto denuncia è una denuncia a tutti gli effetti e che come tale deve fare il suo corso. Il commissario consiglia quindi alla coppia di recarsi il mattino dopo presso il tribunale e risolvere la faccenda, se vogliono evitare l’inevitabile processo con quel che segue. Il mattino dopo il giudice è chiarissimo: il costo del procedimento di annullamento della denuncia del poliziotto è dieci volte quello dell’acquisto di una licenza per esercitare il mestiere di prostituta: se la signora decidesse di ottenere la licenza oggi stesso, la denuncia decadrebbe automaticamente senza ulteriori spese. Pragmaticamente, la donna sceglie la seconda soluzione. Prostituta patentata!

Entra qui l’idea della relatività, delle differenze culturali, stavolta in chiave comica e divertente. La leggenda potrebbe essere vista, a mio parere, come un monito ad informarsi, quando si viaggia, sulle abitudini e sui costumi del paese che andiamo a visitare, sia per semplificare la nostra vacanza, ma anche per non cadere in imbarazzanti situazioni!

VAI A: 00:05 Vendetta telefonica

Esiste tutto un ciclo di leggende contemporanee che trova coronazione nell'orribile vendetta operata nei confronti dell'uomo traditore, ad opera della "dolce metà" tradita, moglie o fidanzata a seconda dei casi. Una di queste storie, che ha circolato un po' in tutto il mondo, Italia compresa, da oltre una decina d’anni, è la seguente:

Un uomo vuole scaricare la ragazza con cui vive già da diverso tempo e una mattina le annuncia brutalmente che starà via per due settimane e che al ritorno vuole che nell’appartamento non ci sia più nessuna traccia di lei. Tornando, il tizio si aspetta di trovare l’appartamento sottosopra, o che la ragazza sia rimasta e non ne voglia sapere di andarsene. Ma scopre invece con grande piacere che la donna non c’è più e ha portato via tutta la sua roba, e che tutto è a prima vista in ordine. Poi sente uno strano rumore provenire dalla stanza vicina e trova che la cornetta del telefono è staccata ed emette suoni incomprensibili. L’uomo scuote le spalle e rimette la cornetta al suo posto per scoprire, all’arrivo della successiva bolletta del telefono, che la sua ex fidanzata aveva chiamato l’ora esatta di Tokyo e aveva lasciato la cornetta staccata per una settimana o più. La bolletta naturalmente ammonta a diversi milioni.

Molti hanno ascoltato questa storia e l'hanno ritenuta vera, raccontandola a loro volta. Invece non e' mai accaduta, anche perché realizzarla sarebbe tecnicamente impossibile. Col trascorrere del tempo la leggenda in questione ha subito varie contaminazioni letterarie tra cui il passaggio al ruolo di notizia sulla carta stampata. La situazione, è sempre la stessa: lo stesso ordine lasciato nell'appartamento e soprattutto la fidanzata sceglie per la sue vendetta lo stesso segnale orario: quello di Tokyo. In effetti sembrerebbe strano che i dettagli fissi di questa storia sono proprio l’ora di Tokyo e il fatto che sia sempre la fidanzata, e quindi la ragazza, a compiere la vendetta telefonica. A mio parere possiamo spiegare entrambi i fatti. Uno dei meccanismi narrativi è il fatto che quando il tizio ritorna a casa, non capisce cosa venga detto dall’altra parte del telefono, e non è forse il giapponese la lingua, anche per antonomasia, più incomprensibile? Il fatto poi che sia sempre la donna a vendicarsi secondo me gioca su due livelli. Il primo riguardo lo stereotipo della donna che passa molto tempo a parlare al telefono, il secondo sullo stereotipo della donna che inganna e tradisce in modo diabolico, ingegnoso, macchinoso.

Nel tempo, la storia della vendetta telefonica, nei suoi schemi più classici, e' assurta anche al ruolo di notizia. Valga per tutti l'esempio de La Stampa che in un articolo del 22 maggio 1993 scrive seriamente:

In Toscana una donna abbandonata, con la scusa di voler ritirare i suoi effetti, aveva chiesto all'ex amante in partenza per le ferie le chiavi della casa dove avevano vissuto felici: ma prima di partire ha formato un numero di Tokyo e aveva lasciato la cornetta staccata. Al ritorno il fedifrago si trovò a pagare una bolletta Sip milionaria.

Di lì a pochi mesi, la storia si ripresentava, in una nuova versione, riveduta e corretta. Il luogo: Messina. I protagonisti: Paola, ventisei anni, bella, sportiva, insegnante di educazione fisica, e Marco, rampante 28enne, una laurea in Economia e Commercio, di buona famiglia. Il loro fidanzamento dura da un paio d'anni. Ma un brutto giorno, Paola trova nella casa del suo ragazzo un biglietto d'addio: "Tra noi tutto e' finito. Preferisco un'altra. Parto con lei". Resta un attimo impietrita, poi afferra il telefono e compone il numero "144..." (che per chi non lo ricordasse molti anni fa era il classico numero dei telefoni erotici). All'altro capo sospiri e frasi ammiccanti. Paola fugge via lasciando la cornetta alzata, mentre la voce sexy continua a recitare amplessi via cavo. Marco torna dopo una settimana, e trova il telefono fuori posto. Pensa a una dimenticanza e riattacca. Poi lo choc quando, un mese dopo, arriva la bolletta: ventunmila scatti, quattromila lire al minuto più Iva, sessanta milioni da pagare. La vicenda, forse rimbalzata da un'agenzia di stampa, viene ripresa come notizia da numerosi quotidiani italiani, cascati nel tranello teso dalla leggenda "attualizzata" (l'infido "144", il telefono erotico, i nuovi protagonisti, di cui - è ormai un classico - si conosce, o si può dire, solo il nome). Il "fatto" e' pubblicato da Il Gazzettino che gli dedica uno spazio addirittura in prima pagina e da Il Corriere della Sera che parla anche di uno strascico giudiziario, aggiungendo un finale inaspettato alla storia: l'infedele avrebbe denunciato l'ex fidanzata per danno patrimoniale. E che di leggenda si tratta, possiamo star certi, tant'e' che dopo qualche settimana l'episodio, con ulteriori varianti, viene ambientato ad Ascoli Piceno, nelle Marche. A fare da cassa di risonanza e' Maurizio Costanzo, che nella sua rubrica sul TV Radiocorriere riferisce di un professionista che ha fatto trovare all'amante un biglietto d'addio. La donna, si dice, avrebbe formato il numero di una linea erotica e lasciato il cellulare aperto per tre giorni. Al professionista fu recapitata una bolletta di cinquanta milioni.

VAI A: 00:05 Il papà farmacista

C’era questo ragazzo avrò avuto la nostra età. Aveva un appuntamento con una tipa, e aveva intenzione di portarla a letto. Si reca quindi timidamente in una farmacia e compra dei preservativi. Il farmacista cerca di metterlo a suo agio, vedendolo così teso, e quindi lo incoraggia a farsi valere con questa ragazza. “Fammi sapere come va… voglio averti come cliente!”, gli dice. Voi non immaginate la faccia che fece il farmacista quando la sera stessa il ragazzo si presentò a casa sua. Aveva l’appuntamento con sua figlia!

Nuova leggenda ripresa anche dal mondo pubblicitario (un noto marchio di Jeans la usò pari pari per uno spot). Il meccanismo è semplice. Da una parte c’è tutta la paura dei giovani che cercano di non far scoprire ai genitori la loro attività sessuale, dall’altra la timidezza verso un mondo nuovo (il sesso), per cui la parola di un adulto non può che non essere di conforto. Cosa succede quando il nostro consigliere adulto è il papà della nostra ragazza?

VAI A: 00:05 Incastrati

C’era quella coppia di amanti. Lei tradiva il marito con un ragazzo più giovane. Non volevano farsi scoprire e così i loro rapporti si consumavano all’interno della macchina del ragazzo in campagne sperdute, lontano da occhi indiscreti. Una sera, complice la passione, i due rimangono incastrati, e non riescono in nessun modo a liberarsi, tanto che sono costretti a chiamare aiuto. Inutile dire che in pochissimo tempo tutta la città sa della loro relazione e dell’amplesso “indissolubile”.

Una leggenda tra le più famose “gli amanti incastrati”. C’è ancora gente che giura che sia accaduta veramente. Talvolta le versioni sono dissimili. A volte rimangono incastrati per problemi muscolari (crampi alle gambe, le braccia), altre volte per problemi muscolari ma nelle zone genitali, altre volte il problema della loro posizione dipende da piccoli incidenti all’interno della macchina (come il sedile che si rompe). Le leggenda ovviamente ha il ruolo di punizione verso le mogli (o i mariti) che commettono adulterio. Ecco quindi che per fare le cose di nascosto, appartandosi in campagna, alla fine il loro comportamento viene reso noto a tutta la città. E poiché l’atto che stanno commettendo pecca di lussuria, o comunque è impuro e peccaminoso, hanno la giusta punizione, come per una strana legge di contrappasso. Volevano stare avvinghiati? E allora rimarranno incastrati! E’ una di quelle leggende che puniscono coloro che si comportano in modo sbagliato nei confronti della società.

In genere i rapporti descritti rientrano nell’ambito dell’eterosessualità, seppur quasi sempre trattasi di coppia clandestina, ma spesso la vicenda ha per protagonisti due omosessuali. Un'altra variante particolarmente simpatica è quella secondo cui a soccorrere la coppia incastrata è proprio il marito di lei, che è a capo dei vigili del fuoco, o della polizia, o primario del pronto soccorso, etc. L’ampia diffusione di queste storie è dovuta al fatto che è psicologicamente gratificante evocare i pericoli di una sessualità femminile sfrenata. Nel contempo, in questi aneddoti dal contenuto apparentemente comico si ritrova il timore maschile della castrazione, già presente in numerose fiabe e mitologie dove è protagonista una creatura femminile dalla stretta mutilante.

VAI A: 00:05 Lo Sposo Vendicatore

Un uomo prossimo al matrimonio va a fare la festa di addio al celibato. Passando per la futura casa, nota una luce accesa. Entra, sale e vede la futura mogliettina a letto col suo migliore amico e futuro testimone di nozze. Sta zitto e in silenzio se ne va. Il giorno dopo si presenta in chiesa tranquillo, ma alla fatidica domanda del sacerdote risponde “No! La puttana se la sposa quello lì.”, indicando il testimone nonché suo ex-migliore amico.

La storia, soprattutto in Italia, addirittura è girata anche seguita da nomi e cognomi, ma una ricerca di Lucia Veccia dimostrò che non esisteva nessuna prova concreta. Si tratta in effetti di una storia, famosissima in Italia, soprattutto perché si fa riferimento alla cerimonia di matrimonio cattolica, ma molto conosciuta anche nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti.